Antichi viaggiatori: il Grand Tour del pittore inglese Edward Lear

Oggi, per raccontare e condividere i propri viaggi, basta uno smartphone o un tablet e una connessione internet. I diari di viaggio del III millennio sono scritti attraverso i social network e immortalati velocemente nella memoria dei propri dispositivi mobili. La destinazione si raggiunge seguendo le indicazioni dei navigatori satellitari e i pernottamenti si prenotano online.
Un tempo, invece...

Erano i tempi del Grand Tour quando il pittore e scrittore inglese Edward Lear giunse in Basilicata. Impressioni appuntate su taccuini e disegnate su tele raccontano il suo viaggio in terra lucana intrapreso nel 1847, quando l'Italia non era ancora unita. “Tornando a Napoli per la centonovantesima volta, abbiamo girato per un mese la provincia della Basilicata, Melfi e Venosa; ne valeva la pena”, se avesse dovuto scrivere un tweet al termine della sua traversata lucana, avrebbe potuto usare questa frase (esattamente 140 caratteri), contenuta in una lettera che inviò da Roma all'amico Chichester Samuel Parkinson Fortescue, informandolo dei viaggi da lui compiuti.

Fortunatamente, del passaggio in Basilicata di questo strano viaggiatore straniero, famoso per le sue doti di caricaturista e per le sue poesie nonsense (limericks), conservano traccia non solo le care vecchie epistole. Nel 1852 Lear pubblicò “Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria and Kingdom of Naples” (da cui sono tratte le citazioni qui riportate), dove trovano posto i paesaggi e le persone incontrati a Melfi, a Venosa, Barile, Rionero, Monticchio, Lagopesole, Avigliano e Potenza.
Prima tappa del viaggio lucano, condotto per lo più a piedi, attraversando boschi di querce e faggi, fu Melfi, dove il Lear e il suo compagno di viaggio John Proby giunsero di notte, stanchi e assonnati.
Pur non avendo a disposizione guide ricche e corpose, oggi pure superate da mappature 2.0, i due sapevano che, fra le “cose da vedere assolutamente”, al primo posto s'imponeva il castello federiciano. Nella sua descrizione, il Lear contrappone ai “tetri cancelli, lugubri cortili, torri massicce e maggiordomi con chiavi e cani feroci”, gli interni caratterizzati da saloni sontuosi e “specchi e mobili dorati, in tutto il pieno splendore dello stile baronale italiano”. La scena sulla quale dominava la mole dell'edificio viene tratteggiata con parole bucolicamente evocative: “(...) la valle sottostante, con limpido ruscello ed i maestosi castagni; le numerosi sorgenti; le innumerevoli cave nelle rocce circostanti (…), adibite a stalle per le pecore che si raggruppano in massi scure su rupe sovrapposte; i conventi e le chiese disseminati qui e là nei sobborghi; le case affollate e le solenni guglie del centro abitato (...)”.
Il Vulture rossiccio sullo sfondo colpì l'occhio del pittore inglese quando giunse a Venosa. Qui fu ospite dei Rapolla, che vivevano nel castello. Con loro, a bordo di una carrozza, visitò la città oraziana, dove statue di leoni e rovine verdeggianti, quelle dell'Incompiuta, attirarono la sua attenzione.
Per raggiungere Rapolla, Edward e John si affidarono ad “un uomo con asino”. Poi proseguirono verso Barile e si fermarono un giorno a Rionero, “cittadina in fiorente sviluppo” e “centro commerciale per la produzione e lavorazione della seta, e di altri articoli di lusso”.
“Un guardiano e un uomo a piedi” li accompagnarono verso i laghi di Monticchio. “Non poteva esserci spettacolo più suggestivo della vista del convento attraverso il fogliame, con il fumo azzurrino che, dai bivacchi dei contadini sulle radure verdeggianti, si levava, incerto, tra le alte colline boscose; con le centinaia di persone in costumi variopinti sulle zolle erbose sottostanti; le numerose finestre del monastero sotto le grandi rocce; ed il tutto che si specchiava nell’acqua circostante”. Così annotava Lear la mattina successiva, dopo essersi confuso nella folla di pellegrini accorsi lì alla vigilia della festa di San Michele Arcangelo.
Un altro guardiano li traghettò verso il castello di Lagopesole; da lì poi proseguirono verso Avigliano e infine giunsero a Potenza dove noleggiarono una “carrettella” che li avrebbe condotti ad Eboli.

Non è tardi per replicare l'itinerario di Lear: basta lasciare a casa cellulari & co. Tutto il resto è ancora lì ad attendere viaggiatori curiosi e anche un po' creativi.

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