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Castelli, amori e trabocchetti

Castello che visiti, fantasmi che trovi. Fra quelli che si nascondono nei manieri lucani, uno spirito femminile continua a non trovare pace. C'era una volta una giovane fanciulla di nome Elena degli Angeli, figlia di un despota che nel 1259 la diede in sposa a Manfredi, re di Sicilia e figlio prediletto del grande Federico II di Svevia.

Si narra che Manfredi sia stato concepito nel castello di Melfi, dove l'imperatore e l'amante, Bianca Lancia, organizzarono anche un banchetto per festeggiarne la nascita. Ma non è qui che si trova la protagonista della nostra storia. A qualche decina di chilometri sorge un altro castello, quello di Lagopesole. Federico II morì prima di veder conclusi i lavori di ampliamento e fortificazione del castro, da lui voluti per trasformarlo in un luogo dedicato agli svaghi della famiglia imperiale. Fu proprio Manfredi a terminarli. Così il castello divenne il suo nido d'amore con la giovane Elena. La giovane donna trascorse nella rocca la luna di miele e qui visse i momenti più belli della sua breve esistenza con il marito ed i figli. Poi arrivarono gli Angioni. Manfredi venne ucciso nel 1266 durante la Battaglia di Benevento e i loro 5 figli furono incarcerati a Castel del Monte.
Persa ogni ragione di vita, Elena si lasciò morire d’inedia nella rocca lucana, dove venne imprigionata per volere di Carlo d'Angiò. Sarebbe lei la sposa che, nelle notti di luna piena, si aggira con un lume in mano nel castello, alla ricerca del perduto sposo che, intanto, in sella al suo destriero bianco e indosso un bel vestito dal manto verde, vagabonda nei boschi sottostanti sperando di incontrarla. I temerari che dovessero decidere di visitare il castello di Lagopesole durante i pleniluni, dovranno fare attenzione. Si racconta, infatti, di fatali trabocchetti collocati nella fortificazione dal nonno di Stupor Mundi, Federico I Barbarossa. Destinatari di queste trappole mortali erano i barbieri che, radendolo, scoprivano una sua malformazione.
Come testimonia il volto che svetta a sinistra sul torrione del castello, il Barbarossa aveva orecchie straordinariamente lunghe di cui si vergognava molto, motivo per cui decise, in vecchiaia, di rintanarsi nella rocca lucana. La leggenda vuole che l'anziano aristocratico avesse escogitato un modo per evitare che il suo segreto, ben celato dietro lunghi e folti capelli, potesse essere svelato. I barbieri che lo raggiungevano a corte, venivano congedati attraverso un lungo corridoio, al termine del quale cadevano inevitabilmente in una trappola dalla quale non sarebbero più usciti, nonostante avessero tutti giurato, terrorizzati, di non rivelare la strana scoperta.
Il nonno di Federico II non poteva immaginare che, per una curiosa fatalità, un giovane barbiere riuscisse a fuggire. Fu graziato, come premio alla sua ingegnosità e al coraggio, a condizione però che non raccontasse nulla al di fuori delle mura del castello. Il ragazzo, spaventato, mantenne fede alla parola data, ma a modo suo. Si racconta, infatti, che un giorno corse lontano da Lagopesole, verso un luogo isolato, dove scavò una buca profonda.
“Federico Barbarossa ha le orecchie d'asino”, vi gridò con tutto il fiato che aveva in gola, per poi tornarsene a casa alleggerito. Nessuno sa che fine fece, ma dopo un po' di tempo, in quel luogo iniziarono a germogliare delle canne che, mosse dal vento, parevano rivelare il segreto dello svevo.

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